Bundschuh: le congiure dell'Alto Reno, tra giuramenti e delazioni

Tra il 1493 e il 1517 una scarpa contadina dipinta su un drappo mise in allarme vescovi, consigli cittadini e funzionari imperiali. I progetti di rivolta furono scoperti e repressi prima di trasformarsi in insurrezioni; Basilea intervenne anche nella caccia ai congiurati.

Un calzolaio al lavoro nella sua bottega nel Cinquecento (ricostruzione IA)

Un calzolaio al lavoro nella sua bottega nel Cinquecento (ricostruzione IA)

In breve, se hai fretta — Tra il 1493 e il 1517 le congiure del Bundschuh ("scarpa legata"), dall'Alsazia al Breisgau, unirono contadini e uomini del popolo contro obblighi signorili, tasse e giustizia, nel nome della "giustizia divina". Nessuna arrivò all'insurrezione: la congiura alsaziana del 1493 sull'Ungersberg, quella di Untergrombach del 1502 e quella di Lehen del 1513 furono scoperte e represse, mentre il loro capo più noto, Joß Fritz, sfuggì sempre alla cattura. Basilea compare più volte come luogo di rifugio, di arresti e di processi. Le fonti sono soprattutto verbali di interrogatori, spesso sotto tortura, e vanno lette con cautela. Dalle carte emergono osti, corrieri, parole d'ordine e giuramenti, mentre i messaggi nascosti nei tacchi delle scarpe non risultano documentati. Il Bundschuh fu un segnale premonitore, non il regista, della Guerra dei contadini del 1525.

Prendete una scarpa. Cuoio grezzo, suola sottile, un lungo laccio avvolto attorno alla caviglia. Intorno al 1500 non faceva notizia: era associata soprattutto alla popolazione rurale e ai ceti popolari. Eppure, tra il 1493 e il 1517, la sua raffigurazione su uno stendardo divenne il segno di congiure che spinsero vescovi, consigli cittadini e funzionari imperiali a scambiarsi avvisi da una sponda all'altra del Reno.

Era il Bundschuh. Non un esercito e nemmeno un partito: una serie di congiure di contadini e uomini del popolo che, dall'Alsazia al Breisgau, contestavano obblighi signorili, fiscalità e giustizia, appellandosi anche alla "giustizia divina". Nessuna arrivò al combattimento. Le principali congiure furono scoperte prima della sollevazione prevista. Alcuni capi furono giustiziati; Joß Fritz, invece, riuscì a sfuggire alla cattura.

Gran parte di ciò che sappiamo viene dai verbali degli interrogatori: racconti dei vinti raccolti dai vincitori, spesso sotto tortura. Vanno letti con prudenza, e qui lo faremo, distinguendo ciò che le carte dicono da ciò che la leggenda ha aggiunto. Basilea, la città che abbiamo conosciuto come crocevia di merci e soldati alla porta di Spalen, in questa storia compare più volte, e raramente dal lato che ci si aspetterebbe.


Una scarpa fuori moda diventa un'accusa

Il Bundschuh (letteralmente "scarpa legata") era una calzatura di cuoio allacciata, usata da contadini e artigiani. All'inizio del Cinquecento era già un modello antiquato, e proprio per questo si prestava a diventare un'insegna: la scarpa del "comune uomo", di chi non aveva titoli né terra propria.

L'interpretazione più diffusa lo contrappone allo stivale con lo sperone del cavaliere. È una lettura suggestiva, ma la voce tedesca di Wikipedia, rinviando a uno studio di Frieder Leipold, avverte che quel contrasto non risulta documentato nelle fonti dell'epoca. Sappiamo invece come la usavano le autorità: per loro il Bundschuh era sinonimo di "Aufruhr", rivolta e sovversione. E sappiamo come la usavano i congiurati: "alzare un Bundschuh" (einen Bundschuh aufwerfen) voleva dire organizzare una congiura, come si alza una bandiera.

La scarpa come simbolo collettivo precede il 1493, ma le origini esatte del Bundschuh sono discusse. Nel 1476, a Niklashausen nella valle del Tauber, il pifferaio e predicatore Hans Böhm attirò una folla numerosa con discorsi contro privilegi e abusi: le cifre tramandate dai cronisti vanno trattate con prudenza. Fu arrestato il 13 luglio e bruciato come eretico a Würzburg il 19 luglio.

Le congiure del Bundschuh di fine Quattrocento seguirono modalità differenti, senza che si possa dimostrare una decisione consapevole di imitare o evitare l'esperienza di Böhm. Niente più prediche all'aperto e folle che arrivano in pellegrinaggio: giuramenti, riunioni di notte, un nome in codice e un simbolo da mostrare soltanto al momento giusto.


1493: la congiura sull'Ungersberg

Nel 1493 si organizzò in Alsazia una congiura nota come Bundschuh. Uno dei luoghi di riunione era l'Ungersberg, sopra Reichsfeld, non un ipotetico «Hungerberg» da tradurre come «monte della fame». Vi partecipavano uomini di Schlettstadt (oggi Sélestat), Dambach, Andlau e altri villaggi. Le cifre variano: una scheda specialistica identifica 34 presenti alla riunione del 23 marzo, un numero di congiurati riconosciuti successivamente più alto e stime contemporanee ancora maggiori. Non erano solo braccianti: tra loro c'erano anche uomini che avevano ricoperto cariche cittadine. Prestavano giuramento sotto minacce terribili per chi avesse parlato, eleggevano capitani e mettevano per iscritto gli articoli del patto.

Gli articoli parlano di debiti, tasse e giustizia. Volevano abolire i tribunali ecclesiastici e quello imperiale di Rottweil, cancellare dazi e imposte indirette, pagare tributi nella misura che avessero deciso loro, lasciare a ogni prete un solo beneficio e abolire la confessione auricolare. Il programma comprendeva anche un punto antiebraico: nella cronaca riprodotta da Schreiber si parla espressamente di uccidere gli ebrei e confiscare i loro beni. Si tratta del contenuto riportato da quella fonte, non della prova che tale violenza sia stata compiuta.

Il piano militare era semplice. Nella Settimana Santa avrebbero preso Schlettstadt di sorpresa, impadronendosi delle casse dei conventi e della città, poi avrebbero innalzato uno stendardo con il Bundschuh perché il popolo accorresse e l'insurrezione si estendesse a tutta l'Alsazia. Per riuscirci guardavano oltre confine: tra i punti del piano c'era la chiamata in aiuto dei Confederati svizzeri.

Non accadde. Il complotto fu tradito. Tra i capi c'erano Johann Ullmann, già borgomastro di Schlettstadt, Jakob Hanser e Nicolaus Ziegler. Ulmann riparò a Basilea a metà aprile 1493; vi fu arrestato, interrogato il 20 aprile e giustiziato tra il 20 e il 25 maggio, secondo la voce biografica della Fédération des Sociétés d'Histoire et d'Archéologie d'Alsace. Altre fonti riferiscono che fu squartato. Ziegler venne giustiziato a Schlettstadt; altri congiurati subirono condanne a morte, mutilazioni o esilio.

Il dettaglio più rivelatore riguarda la caccia ai fuggiaschi. Uno degli inseguiti, un soldato detto Schützen-Ulrich di Andlau, trovò rifugio nel castello di un nobile presso Freiburg im Breisgau, David von Landeck. Su richiesta di Schlettstadt la città di Freiburg gli diede la caccia, il governatore provinciale scrisse al nobile una lettera pressante e, dopo una lunga resistenza e tumultuose assemblee di giustizia, il rifugiato fu consegnato. Gli tagliarono le due dita che aveva alzato per il giuramento. La rete delle autorità, già allora, funzionava meglio di quella dei congiurati.


1502: Joß Fritz e la Pasqua tradita

Nove anni dopo il Bundschuh riapparve più a nord, nel principato vescovile di Spira. Non lontano da Bruchsal, nel villaggio di Untergrombach, viveva un servo della gleba del vescovo, nato intorno al 1470: Joß Fritz. Della sua giovinezza non sappiamo quasi nulla. Si ipotizza che da soldato di ventura abbia imparato a leggere e scrivere, ma è solo un'ipotesi. Le fonti lo descrivono vestito alla maniera dei lanzichenecchi, e sappiamo che a nessuna autorità riuscì mai di mettergli le mani addosso, nonostante un mandato di cattura.

Il 1501 fu ricordato come un anno di carestia e peste nella regione. Fritz cominciò a cercare alleati, e il giorno di Pasqua del 1502, secondo lo storico Thomas Adam, una quarantina di seguaci decisi si riunì su un pascolo di pecore presso Untergrombach.

L'obiettivo era Bruchsal, con le fortezze del vescovo, per poi muovere verso il margraviato di Baden. Le richieste erano la fine della servitù della gleba, la distribuzione dei beni della Chiesa al popolo, nessun signore oltre l'imperatore e il papa. La parola d'ordine, riferita da una fonte antica, diceva in sostanza che dai preti e dai nobili non si scampa. Eppure il movimento era devoto: a ogni iscritto si chiedeva di recitare ogni giorno cinque Padre Nostro e cinque Ave Maria in ginocchio, con invocazioni religiose che le fonti riportano con varianti.

Alcune ricostruzioni riportano settemila uomini e quattrocento donne coinvolti dopo mesi di reclutamento. È una cifra da prendere con cautela, perché viene da deposizioni raccolte dai persecutori.

Prima che qualcosa accadesse, il complotto fu denunciato al vescovo di Spira (una tradizione dice per via di una confessione). Fritz riuscì a fuggire. Furono arrestati centodieci congiurati, e le fonti divergono sul numero dei giustiziati. Seguirono tre giorni di consulto a Schlettstadt, con inviati dell'imperatore, del Palatinato, del vescovo e della città di Strasburgo, del duca di Württemberg e di numerosi conti. Il vescovo di Strasburgo vide nella congiura la rinascita del vecchio Bundschuh di nove anni prima e mise in guardia i suoi funzionari.

Poi, per quasi dieci anni, di Joß Fritz non c'è traccia ufficiale. Dopo vari spostamenti tra la Foresta Nera e il Lago di Costanza (e un matrimonio con una certa Els Schmidin) si stabilì a Lehen, un villaggio a un'ora di cammino da Freiburg, dove ottenne l'incarico di Bannwart, guardiano dei campi. Il fatto che un ricercato potesse assumere un incarico locale mostra quanto fossero frammentari i mezzi di identificazione e ricerca delle autorità.


1513: Lehen e la bandiera che nessun pittore voleva dipingere

Nel 1513 Fritz ricominciò, e stavolta con metodo. Avvicinava i vicini uno alla volta. Prima solo allusioni: vuoi aiutarci per la giustizia di Dio? Vedi come ci trattano, oggi perdiamo una cosa, domani un'altra. Ma devi tacere. Solo dopo aver ottenuto la promessa del silenzio, e dopo aver lasciato un po' di tempo alla coscienza dell'interlocutore, rivelava che si trattava di un Bundschuh.

Le riunioni si tenevano di notte sulla Hartmatte, un prato comune. Lì Fritz fu eletto capitano e un giovane, Jakob Hauser, alfiere (una cronaca inverte i due ruoli). Altri due uomini ebbero la carica di Weibel, lo stesso termine che incontriamo nel Weibelstab e nel Wachtmeister, con l'avvertenza che non avrebbero avuto ricompensa perché tutto andava fatto "per amore di Dio".

I verbali riportano dodici articoli. Nessun signore tranne il papa, l'imperatore e Dio. Ognuno giudicato solo nel tribunale del proprio luogo, fine del tribunale di Rottweil, tribunali ecclesiastici limitati alle cose spirituali. Interessi versati fino al raggiungimento del capitale e non oltre. Un solo beneficio per prete. Caccia, pesca, legna e pascoli liberi. Via le tasse e i dazi ingiusti. Pace perpetua nella cristianità, con i guerrafondai mandati a combattere i Turchi. E l'ultimo punto: se l'imperatore non avesse accolto la loro supplica, avrebbero marciato dagli Svizzeri.

Ora serviva una bandiera. Un pittore di Freiburg rifiutò e denunciò il tentativo al Consiglio. Un secondo, che lavorava nella chiesa di Lehen, rifiutò a sua volta e tacque soltanto per timore di non essere pagato per i lavori. Il terzo, a Heilbronn (la localizzazione non è uniforme in tutta la storiografia), cedette a un racconto ben studiato: Fritz disse di aver fatto voto, in una grande battaglia, di portare un vessillo alla Madonna ad Aquisgrana, e che il Bundschuh era lo stemma di suo padre, un oste di Stein, nel paese degli Svizzeri. Si presentò anche come figlio di calzolaio. Per il rapporto ufficiale era una menzogna.

Il drappo mostrava un crocifisso, la Madonna e san Giovanni, secondo le diverse deposizioni anche un contadino inginocchiato, il Bundschuh e una preghiera che invocava la giustizia di Dio. Fritz lo portava sotto il panciotto, come una reliquia. Quella bandiera non sventolò mai.

Il giorno fissato era la sagra di Biengen, domenica 9 ottobre secondo la cronologia riportata da Schreiber: una grande festa di paese, dove molti uomini potevano radunarsi senza insospettire nessuno. Gli obiettivi erano Freiburg, Breisach o Endingen. Ma ai primi di ottobre il margravio Filippo di Baden ricevette le rivelazioni di due uomini, e il 3 ottobre il Consiglio di Freiburg annotava nei registri che certi abitanti di Wolfenweiler "sanno del Bundschuh". Le torri furono presidiate e i guardiani delle porte obbligati a restare in armatura. Duecento cittadini armati marciarono di notte su Lehen.

Il mandato imperiale di Ensisheim contro i Bundschuher arrivò a Freiburg il 18 ottobre. Lo scrivano annotò sulla copia che sarebbe stato utile dieci giorni prima.

Basilea al centro della trappola

Fritz e il suo braccio destro Hieronymus, un garzone di fornaio, fuggirono verso la Svizzera. A Seewen, sopra Basilea, si riunirono con altri compagni e decisero di raggiungere Zurigo. Ma due di loro, Kilian Meyer e Jakob Hauser, furono arrestati nei campi tra Seewen e Liestal dagli uomini di Basilea e portati in città, dove vennero interrogati con la tortura la stessa notte. Fritz scappò di nuovo, con la bandiera nascosta sul petto. Lo stesso 22 ottobre le autorità di Sciaffusa fermavano altri due fuggiaschi.

Quel giorno il Consiglio di Basilea scrisse a Freiburg per annunciare la cattura. Seguirono settimane di pressioni: ambasciatori dell'amministrazione imperiale e di Freiburg vennero a Basilea per spiegare ai consiglieri tutta la faccenda e sollecitare il verdetto. Il 22 dicembre i due prigionieri furono processati e condannati all'ascia, poi, per grazia, alla spada. Il giorno dopo il Consiglio scrisse a Freiburg scusandosi per il ritardo, dovuto, diceva, ad altri impegni.

A Freiburg andò peggio. Il vecchio balivo di Lehen, Hans Enderlin, suo figlio e altri furono squartati, altri decapitati, ad altri tagliarono le dita del giuramento. I villaggi di Lehen e Betzenhausen, a ricordo di dove era nata la congiura, ebbero il divieto di portare armi più lunghe di mezza elle attraverso le porte della città.

C'è poi un dettaglio che anticipa un'idea moderna. In una lettera alla città di Freiburg il margravio Filippo propose che ogni autorità compilasse un elenco dei fuggiti dai propri villaggi e non accogliesse più forestieri privi di attestati validi di provenienza. Il confine, per chi cercava una via di fuga, si stava stringendo.


Come viaggiava davvero un messaggio

L'idea di messaggi nascosti nei tacchi o indicati mediante chiodi delle suole non risulta documentata nelle fonti sul Bundschuh consultate. Non va presentata come una sua tecnica di comunicazione. Quel che i documenti mostrano è più prosaico, e per questo più credibile.

Le osterie. Nella valle della Kinzig diversi osti erano d'accordo con i congiurati del 1513, e le loro sale servivano alle riunioni: un'osteria presso Haslach, una nel sobborgo di Wolfach, una presso l'antica miniera. Era il luogo in cui chi passava non destava sospetti, perché l'osteria viveva di viaggiatori.

I corrieri. Pifferai, dicitori di piazza, venditori ambulanti, garzoni di mestiere, lanzichenecchi senza paga, mendicanti. Gli atti descrivono nei particolari gli abiti e i segni di riconoscimento di chi doveva portare le notizie: il cavallo bianco e il mantello bianco bordato di velluto nero di un certo Stoffel di Freiburg, il cappello rosso di un altro, un sacco di tela e un bastone appuntito per uno dei mendicanti. Secondo le deposizioni, dieci "capitani" mendicanti avrebbero ricevuto la promessa di duemila fiorini per appiccare incendi in Alsazia, nel margraviato e nel Brisgovia al momento giusto. Il dato viene dagli interrogatori e va preso con cautela, ma fotografa bene il mondo in cui si muovevano: gente che poteva andare ovunque senza che nessuno ci facesse caso. Un mondo che la storia dei Reisläufer e dei lanzichenecchi conosce bene.

Il silenzio giurato. A un pittore spaventato Fritz disse che ciò che avevano detto sarebbe stato confidato "solo all'aria e alla terra", e che se avesse parlato gliel'avrebbero fatta pagare. Giurare di tacere era il primo atto per chiunque entrasse.

Le parole. Nel 1502 il saluto convenuto era una domanda ("che cosa c'è di nuovo?") alla quale si rispondeva che dai preti e dai nobili non si scampa. Nel 1513 Fritz propose di adattare quella formula, e i presenti accettarono: "Dio ti saluti, compagno, come va?" e la risposta "Il povero, in questo mondo, non può più campare". È un vero codice di riconoscimento, ed è documentato, con tanto di continuità tra una congiura e l'altra.

La bandiera stessa. Mostrata a pochissimi, tenuta nascosta sul petto, doveva far accorrere la gente solo il giorno stabilito.

La stampa. Un catalogo ottocentesco di libri antichi elenca opuscoli stampati all'epoca sul Bundschuh, che lo storico Heinrich Schreiber, nel 1824, non riuscì mai a rintracciare. Questo non dimostra che i congiurati stampassero materiali per coordinarsi. La stampa a Basilea e Strasburgo offriva però nuovi canali per far circolare racconti e polemiche.

Il paradosso è che la rete più efficiente, in questa storia, era quella delle autorità. Nelle due settimane di ottobre del 1513 i documenti mostrano lettere tra Freiburg, Neuenburg, Breisach, Villingen, Schlettstadt, Strasburgo, il margravio di Baden, il governo imperiale di Ensisheim e il vescovo di Costanza. Tutti si ringraziavano per gli avvisi e si offrivano reciproco aiuto. L'informazione, in questa storia, correva più veloce per chi voleva fermarla.


1517: l'ultimo Bundschuh e il fantasma

Quattro anni dopo, secondo le autorità, Fritz era tornato. Nella primavera del 1517 vengono ricordati incontri nel Kraichgau (a Derlingen, presso Bretten), poi con seguaci a Oberehnheim in Alsazia, a Zurzach, a Villingen e a Horb. Il colpo sarebbe scattato nella sagra dell'8 settembre a Rosheim, in Alsazia, dove Fritz contava sull'appoggio di metà degli abitanti. La rete sarebbe stata la più estesa di tutte, con adepti su entrambe le sponde del Reno.

A settembre, però, un seguace di rilievo, Michel von Dinkelsbühl, fu catturato e le sue deposizioni fecero i nomi di oltre cento persone. Fritz sfuggì ancora e, secondo le fonti, riparò di nuovo in Svizzera. Corse voce che avesse lasciato la bandiera di Lehen nel santuario di Einsiedeln. Dopo il 1517 gli storici lo vedono per l'ultima volta nel Klettgau.

Alcuni studiosi si chiedono oggi se questo terzo Bundschuh esistesse davvero nella forma descritta dalle fonti: tutto quel che sappiamo viene, per la maggior parte, dalle dichiarazioni di Michel von Dinkelsbühl, e lo studio di Johannes Dillinger (2005) ha tentato di rivedere la cronologia. Il dubbio resta aperto.

A partire dagli anni della Guerra dei contadini circolarono anche racconti su un vecchio identificato con Fritz: non sono prove sufficienti per ricostruire i suoi ultimi anni.

Lo sguardo verso la Svizzera, però, ritorna anche dopo. Nel 1518 i minatori di Todtnau, nella Foresta Nera, si lamentarono con l'imperatore perché in una discussione un contadino aveva dichiarato in osteria che avrebbe portato gli Svizzeri oltre i monti, se avesse voluto. L'imperatore chiese un'inchiesta il 9 aprile.


Precursori, non registi: dal Bundschuh al 1525

Qui bisogna frenare le semplificazioni. È tentante dire che il Bundschuh "provocò" la Guerra dei contadini. Gli storici sono più cauti: la voce tedesca di Wikipedia lo definisce una delle radici del conflitto, e il volume curato da Peter Blickle e Thomas Adam su Untergrombach parla di "Vorboten", segnali premonitori. Vi sono somiglianze nelle rivendicazioni: la "giustizia divina" cui Fritz si richiamava, la richiesta di liberare i servi e di redistribuire i beni ecclesiastici, la parentela evidente tra gli articoli di Lehen e i Dodici Articoli del 1525. Ma un filo diretto, una regia, non è documentato. La voce «Brisgovia» del Dizionario storico della Svizzera associa la rivolta del 1525 al Bundschuh e a Joß Fritz. L'attribuzione di un ruolo operativo a Fritz nel 1525 è però controversa: dopo il 1517 le notizie sulla sua attività diventano incerte.

Una delle prime sollevazioni della guerra iniziò a Stühlingen, nella valle della Wutach, nel giugno 1524, contro il conte Sigmund von Lupfen. A Natale, a Baltringen, in Alta Svevia, cominciarono assemblee che arrivarono a radunare circa diecimila contadini. Tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo del 1525 furono redatti a Memmingen i Dodici Articoli, generalmente attribuiti nella loro redazione a Sebastian Lotzer, con un contributo di Christoph Schappeler. La stampa ne diffuse rapidamente il testo. Il Dizionario storico della Svizzera sottolinea che, a differenza delle rivolte precedenti, nel 1525 gli obiettivi erano "di principio", fondati sulla teologia della Riforma, e che la risonanza enorme si spiega con l'affinità tra l'uomo comune e il messaggio riformato. I Bundschuher del 1513 invocavano ancora papa e imperatore come soli signori legittimi. Quelli del 1525 si appellavano al Vangelo. Tra le due date c'erano Lutero e le stampe.

Nel frattempo c'erano stati altri segnali, che nulla avevano a che fare con Fritz. Nel 1514 il "Povero Corrado" aveva scosso il ducato di Württemberg tra maggio e settembre, contro nuove imposte sui consumi e i pesi truccati. Nel 1515 era scoppiata la rivolta dei contadini sloveni in Carniola. Nel dicembre 1515 e gennaio 1516, dopo lo scandalo dei soldi pagati per il servizio mercenario e la sconfitta di Marignano, la campagna di Zurigo si era sollevata. L'Impero e la Confederazione ribollivano in modi diversi, e il Bundschuh era uno dei tanti fuochi.

E la Guerra di Svevia?

Resta un'ipotesi suggestiva, che non possiamo dimostrare: che il successo svizzero del 1499 abbia incoraggiato i congiurati. Già nel 1824 lo storico Heinrich Schreiber scriveva che l'esempio della libertà dei Confederati aveva esercitato un'influenza notevole nelle regioni di confine. Non abbiamo trovato fonti che lo provino. Documentato è un altro fatto: per i Bundschuher gli Svizzeri erano un orizzonte politico, un possibile alleato e un rifugio, come mostrano gli articoli del 1493, quelli del 1513, la fuga di Fritz e la frase di Todtnau del 1518.

La cronologia, intanto, dice che la Guerra di Svevia non nacque dal Bundschuh. Scoppiò tra gennaio e febbraio 1499 per il conflitto sulla Val Venosta e la Val Monastero, sei anni dopo la congiura di Schlettstadt e tre prima di quella di Untergrombach. Un fronte della guerra correva lungo il Reno da Waldshut a Basilea fino al Sundgau. Sul Bruderholz, vicino a Basilea, i Confederati vinsero il 22 marzo; ad aprile devastarono Tiengen, Stühlingen e Blumenfeld, nel Klettgau e nell'Hegau. Stühlingen sarebbe stata, venticinque anni dopo, il luogo del primo sollevamento della Guerra dei contadini. Una coincidenza di luoghi che non prova nulla, ma colpisce. La pace di Basilea fu firmata il 22 settembre 1499, e Basilea entrò nella Confederazione nel giugno 1501.

Il finale è noto. Il 12 maggio 1525, a Böblingen, il condottiero della Lega di Svevia Georg von Waldburg sconfisse l'esercito contadino. Il confronto con la guerra del 1499 va distinto sul piano politico e militare: nel 1525 la Lega di Svevia represse duramente le forze contadine. Nelle campagne della Confederazione, secondo il Dizionario storico della Svizzera, i conflitti restarono circoscritti: nel contado di Basilea e in quello di Berna i temi al centro erano l'abolizione della servitù della gleba e la libertà di movimento dei sudditi.


Un'eco lontana tra le pagine di Morgenstern

Quando Michael varca il Reno negli anni del suo apprendistato errante, incontra qualcosa che la Basilea della sua infanzia non gli aveva mai mostrato: una collera collettiva, ruvida, diffusa nei villaggi, capace di mettere sotto lo stesso tetto uomini che non si sono mai visti. È una rabbia che ha ragioni da vendere e un linguaggio proprio, fatto di giuramenti, parole d'ordine e simboli. Michael la guarda da straniero, come un giovane artigiano svizzero a cui nessuno ha detto come si comporta una rivolta.

Michael può riconoscere alcuni dei motivi ricorrenti nelle proteste, senza sapere ancora quali uomini e quali reti li trasmettano da una regione all'altra.

Fonti e bibliografia

Studi e risorse

Per approfondire

Ultima verifica storica: ottobre 2026

Scritto da

Patrice Pfirter
Patrice Pfirter

L'autore

Patrice Pfirter

Informatico di professione, nel tempo libero si dedica alla ricerca storica indipendente e alla scrittura. Cura le Cronache del 1500, scrive racconti di fantasia ed è autore del romanzo storico Morgenstern. Biografia e metodo di ricerca .

Copertina di Morgenstern

Dallo stesso autore

Morgenstern, il mio romanzo storico ambientato nella Basilea del 1500, è in vendita su Amazon o, con dedica, direttamente dall'autore.

Vuoi collaborare?

Hai delle idee e ti piacerebbe svilupparle oppure hai un racconto e vorresti vederlo pubblicato in queste pagine? Se questo mondo ti appassiona quanto appassiona me, scrivimi, ne possiamo parlare.

Proponi una collaborazione

Cronache correlate

Lo scrigno segreto
Il coperchio non era chiuso a chiave. Si aprì con un cigolio leggero che parve un sospiro. Michael si aspettava di trovare le monete che il padre non aveva versato alla chiesa. Si aspettava l'oro della “decima rubata al Signore”, o magari qualche gioiello di famiglia salvato dalla miseria. Invece, la scatola era piena di carta. Fogli ingialliti, piegati e ripiegati, nascosti per anni sotto i piedi di chi lavorava.
Michael ne prese uno a caso.
E il silenzio della bottega non fu più silenzio.
Privacy Policy

Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2026

La presente Informativa ha lo scopo di descrivere le modalità di gestione del sito pfirter.com in merito al trattamento dei dati personali. Il sito è progettato secondo il principio di "Privacy by Design".

1. Titolare del Trattamento

Patrice Pfirter - Cadempino - Svizzera

2. Risorse Esterne e Privacy Digitale

Per garantire la velocità e la sicurezza della navigazione, il sito adotta le seguenti misure:

  • Font: I caratteri tipografici (Almendra, Spectral e Whisper) sono ospitati localmente sul nostro server. Nessuna richiesta viene inviata a Google Fonts.
  • Icone: Le icone del sito sono incorporate direttamente nella pagina (SVG). Non vengono caricate librerie di icone da server esterni.
  • Statistiche: Utilizziamo Matomo (matomo.org) in modalità privacy-first: nessun cookie viene installato, nessun dato personale viene raccolto e l'anonimità dei visitatori è completamente preservata. Le statistiche aggregate ci aiutano solo a comprendere le performance del sito senza identificare alcun utente.
  • Cookie: Questo sito non utilizza cookie di profilazione, marketing o tracciamento pubblicitario.
3. Sicurezza e Anti-Spam

Per la protezione dei moduli di contatto utilizziamo Cloudflare Turnstile. Questo servizio verifica che l'invio del modulo sia effettuato da un essere umano senza tracciare le abitudini dell'utente o depositare cookie invasivi. Il trattamento è necessario per il legittimo interesse del titolare alla sicurezza del sito.

4. Modulo di Contatto

I dati inviati (Nome, Email, Messaggio) sono utilizzati esclusivamente per rispondere alle tue richieste e non saranno mai ceduti a terzi.

5. I tuoi Diritti

Ai sensi del GDPR, puoi richiedere in qualsiasi momento l'accesso, la rettifica o la cancellazione dei tuoi dati scrivendo al titolare.