Il battesimo che li condannò a morte: chi erano davvero gli anabattisti
Gennaio 1525. Un gruppo di allievi di Zwingli decide che un neonato non può scegliere Dio, e per questa convinzione viene marchiato come eretico, esiliato, annegato. La storia di una fede che costò la vita a migliaia di persone.
A lume di candela, in una casa di Zurigo, un uomo si inginocchia per ricevere un battesimo che lo renderà fuorilegge.
Nel post su Marignano abbiamo lasciato Ulrico Zwingli mentre tornava a casa cambiato da ciò che aveva visto in Lombardia: il cappellano che benediceva le picche stava diventando il predicatore che le avrebbe condannate.
Quella trasformazione lo portò a Zurigo, dove nel giro di pochi anni guidò una delle riforme religiose più radicali d'Europa. Ma proprio a Zurigo, tra i suoi allievi più fedeli, nacque un movimento che avrebbe spinto le sue stesse idee più lontano di quanto lui fosse disposto ad accettare. Un movimento che Zwingli stesso avrebbe contribuito a perseguitare fino alla morte.
Erano i suoi studenti. Leggevano il Nuovo Testamento in greco insieme a lui. E la sera del 21 gennaio 1525, in una casa di Zurigo, fecero qualcosa che li rese fuorilegge per il resto della loro vita.
Un gruppo di studio che diventa eresia
Prima di essere un movimento, l'anabattismo fu un gruppo di lettura.
Attorno al 1523, un piccolo cerchio di uomini colti (Konrad Grebel, figlio di un consigliere zurighese, Felix Manz, formatosi a Parigi tra latino, greco ed ebraico, e altri come Simon Stumpf e Wilhelm Reublin) si riuniva regolarmente per studiare le Scritture insieme a Zwingli. Erano tra i suoi sostenitori più convinti. Credevano, come lui, che la Chiesa dovesse fondarsi esclusivamente sulla Parola, senza le sovrastrutture accumulate nei secoli.
Il problema emerse quando cominciarono a chiedersi fino a che punto quel principio dovesse valere.
Zwingli riformava Zurigo con il consenso, e sotto il controllo, del Consiglio cittadino. Ogni cambiamento passava attraverso un voto, una disputa pubblica, un'approvazione politica. Per Grebel e i suoi compagni, questo era un compromesso inaccettabile: se la Scrittura non prevedeva un'istituzione o una pratica, quella pratica andava abolita subito, senza aspettare il permesso dei magistrati. Il primo terreno di scontro fu il battesimo dei neonati. Nessun versetto del Nuovo Testamento, sostenevano, comandava di battezzare un bambino incapace di credere. Il battesimo, dicevano, doveva seguire, non precedere, la fede consapevole.
La notte del 21 gennaio 1525
Il 17 gennaio, Zwingli e Manz si affrontarono in una disputa pubblica davanti al Consiglio sul tema del battesimo. L'assemblea diede ragione a Zwingli e impose il rispetto della decisione. Il 21 gennaio il Consiglio andò oltre: chiunque non avesse fatto battezzare i propri figli entro otto giorni sarebbe stato bandito dalla città.
Quella sera stessa, un piccolo gruppo si riunì in casa di Felix Manz. Tra loro c'era Georg Blaurock, un ex prete dal temperamento infuocato. Blaurock si inginocchiò davanti a Grebel e gli chiese di essere battezzato "per amor di Dio". Grebel lo battezzò. Blaurock, a sua volta, battezzò gli altri presenti.
Era il primo battesimo di adulti credenti dell'età moderna. I loro avversari lo chiamarono subito con un nome che sarebbe rimasto per sempre attaccato al movimento: Wiedertäufer, ribattezzatori, anabattisti. Loro stessi, semplicemente, si chiamavano fratelli.
Il Consiglio reagì con durezza crescente. Nei mesi successivi arrivarono nuove dispute pubbliche, nuovi divieti, i primi arresti. Grebel e i suoi non si fermarono. Il movimento si diffuse rapidamente nelle campagne attorno a Zurigo, poi in Svizzera orientale, in Germania meridionale, fino ai Grigioni e all'Alsazia.
Non solo acqua: una teologia della separazione
Ridurre l'anabattismo a una disputa sull'età del battesimo significa perdere il punto. Dietro quel gesto c'era un'intera visione del mondo, radicale nel senso più letterale del termine.
Se il battesimo doveva essere una scelta consapevole, allora la Chiesa non poteva più essere l'insieme di tutti gli abitanti di una città, cristiani per nascita. Doveva essere una comunità volontaria di credenti, separata dal resto della società. Da qui discendeva tutto il resto: il rifiuto di prestare giuramento (proibito esplicitamente da Cristo nei Vangeli, sostenevano), il rifiuto delle cariche pubbliche, e soprattutto il rifiuto di impugnare le armi, anche per difendere la propria città.
In una Confederazione la cui economia e il cui prestigio internazionale si fondavano sull'esportazione di soldati, come abbiamo raccontato parlando dei Reisläufer, questo non era un dettaglio teologico. Era un atto che le autorità potevano leggere solo come tradimento.
Nel febbraio 1527, a Schleitheim, sul confine tra Zurigo e Sciaffusa, i rappresentanti dei vari gruppi anabattisti si riunirono per mettere ordine nella dottrina. Ne uscirono i sette articoli redatti principalmente da Michael Sattler, ex monaco benedettino: battesimo dei soli credenti, scomunica per i membri indisciplinati, separazione totale dal mondo, non resistenza, rifiuto del giuramento. Un documento breve, ma che fissò per sempre l'identità del movimento. Costò a Sattler la vita tre mesi dopo, bruciato sul rogo dalle autorità austriache.
Il terzo battesimo
Zurigo non si limitò a bandire l'anabattismo. Nel marzo 1526 il Consiglio decretò che chiunque avesse praticato il ribattesimo sarebbe stato punito con l'annegamento. Il macabro gioco di parole circolava già tra i magistrati: chi ama tanto l'acqua da volersi battezzare due volte, nell'acqua troverà la propria condanna definitiva. Gli storici lo hanno chiamato, non a caso, "il terzo battesimo".
Il primo a pagare fu proprio Felix Manz, l'uomo che due anni prima aveva battezzato Blaurock nella stessa città. Catturato e processato, fu annegato nella Limmat il 5 gennaio 1527, primo martire anabattista, giustiziato per ordine di un Consiglio protestante, sotto lo sguardo silenzioso di Zwingli, suo antico maestro. Konrad Grebel non vide quel giorno: era già morto di peste l'anno precedente, mentre fuggiva da un rifugio all'altro. Blaurock, non essendo cittadino zurighese, fu solo frustato e bandito. Continuò a predicare fino al 1529, quando venne catturato in Tirolo e bruciato vivo.
Nei quattro anni successivi al 1525, migliaia di anabattisti vennero uccisi in tutta Europa centrale: annegati, decapitati, arsi al rogo, a seconda di chi li giudicava. A Berna le esecuzioni continuarono fino al 1571, a Zurigo fino al 1614.
Un'eco lontana tra le pagine di Morgenstern
In un'aula di tribunale, un teologo riformato osserva l'imputato con disprezzo e propone la soluzione che Zurigo aveva già sperimentato: dato che ama tanto l'acqua, che venga immerso nel fiume finché non smette di fare bolle. Un battesimo definitivo, lo chiama. Nella scena, nessuno ride davvero. Il Consigliere annuisce e parla di ordine da mantenere, di anarchia da evitare.
È una battuta agghiacciante proprio perché non è un'invenzione. È il riflesso quasi letterale di ciò che accadde davvero sulla Limmat, pochi anni prima, a un uomo che era stato allievo dello stesso Zwingli che ora, nel romanzo come nella storia, la sua stessa città cita come precedente da imitare.
Morgenstern non racconta la storia di Grebel, Manz o Blaurock. Ma il mondo in cui i suoi personaggi si muovono (Basilea, non Zurigo, ma vicina abbastanza da sentirne l'eco) è un mondo dove quella logica è già diventata routine amministrativa: la fede sbagliata non è più solo un errore da correggere, è un corpo da eliminare, e c'è sempre qualcuno pronto a proporre il metodo più efficiente per farlo.