Il prezzo del cielo
Liestal, 25 marzo 1500
Il sacerdote camminava nervosamente avanti e indietro, cercando le parole che avrebbe dovuto pronunciare quel pomeriggio. Non riusciva a trovare la parabola perfetta. Da mesi si portava dietro un problema che andava risolto al più presto: il tetto della sua modesta chiesa si sgretolava sotto il peso degli anni, e le nevicate dell'inverno passato ne avevano peggiorato ulteriormente lo stato. Le travi del soffitto, gonfie d'umidità, cedevano, perdendo pezzi proprio mentre lui parlava. Non avendo i fondi necessari, sapeva bene che non bastava affidarsi alla divina provvidenza. Aveva scritto più volte al vescovo di Basilea, ma quello era troppo occupato a riempire le proprie casse e quelle della casa madre di Roma: aiutare un piccolo paese non gli avrebbe portato né prestigio né vantaggio, e in tempi come quelli non poteva permettersi elemosine verso un sacerdote privo di peso politico. Doveva dunque trovare da solo le parole giuste, capaci di risvegliare un po' di sana fede e piegare le coscienze a suo favore. D'altronde non si trattava di arricchire se stesso, ma di garantire un tetto solido a fedeli che partecipavano sempre numerosi alle funzioni: gente povera, che aveva bisogno di rassicurazioni divine per sopportare il peso del lavoro che le veniva richiesto. La domenica si indossava il vestito buono, quello conservato apposta per andare in chiesa, che insieme a qualche festa di stagione restava l'unico vero appuntamento con la speranza.
In lontananza il cielo stava cambiando colore, e chi conosceva bene la zona sapeva già cosa sarebbe successo di lì a poco.
Fu allora che gli venne l'ispirazione: non avrebbe parlato del Vangelo, non era abbastanza efficace, nessuna parabola sui poveri poteva aiutarlo quel giorno. C'era però un altro libro, capace di infondere ben più timore nei presenti: l'ultimo, l'Apocalisse. E con quello che si stava preparando fuori da quelle mura, sarebbe stato perfetto per dare teatralità alla predica. Un leggero sorriso gli si dipinse sul volto. Prima di presentarsi ai fedeli, lisciò la tunica sacerdotale e, dopo un respiro profondo, si avviò verso il suo palcoscenico.
Il primo tuono giunse mentre il sacerdote aveva ancora le mani posate sul leggio. Non fu particolarmente forte: un brontolio profondo, lontano, che attraversò le pareti della chiesa e fece vibrare appena le fiammelle delle candele. Nessuno si voltò.
Fuori, il cielo sopra Liestal aveva assunto da qualche tempo un colore innaturale. Prima giallo, sporco come acqua lasciata in un catino. Poi, verso occidente, erano comparse strisce rosse tra le nubi. Il vento aveva cominciato a piegare gli alberi e a trascinare polvere e foglie lungo la strada.
Dentro la chiesa l'aria era pesante, odorava di lana bagnata indossata dai fedeli, cera e fiori appassiti. Contadini e artigiani occupavano le panche: mani screpolate, schiene curve, visi scavati dal lavoro. Alcune donne tenevano i bambini stretti contro il petto. Davanti, dove la luce delle candele era più generosa, sedevano le famiglie che potevano permettersi abiti migliori e qualche piccolo privilegio in più.
Hans sedeva quasi in fondo. Aveva portato con sé suo figlio, Matthias, che teneva le gambe immobili sotto la panca e osservava il sacerdote senza capire perché gli adulti fossero tanto silenziosi. Hans infilò una mano nella tasca della tunica e sentì le due monete: due pfennig, contate quella mattina prima di uscire di casa. Il giorno seguente sarebbero servite per il pane.
Il sacerdote sollevò lentamente lo sguardo dal libro. «E vidi quando l'Agnello aprì il primo dei sette sigilli».
La pioggia batté una prima volta contro le finestre. Poche gocce, poi altre.
«Ed ecco apparire un cavallo bianco».
Un lampo illuminò le vetrate. Qualcuno sussultò. Il sacerdote lasciò trascorrere qualche istante per aggiungere drammaticità e peso alle sue parole. «Il suo cavaliere porta la conquista». La sua voce era bassa. Non aveva bisogno di gridare: il silenzio faceva il lavoro per lui.
«Poi venne il secondo cavallo. Rosso come il sangue». Indicò una delle finestre. Oltre il vetro, il cielo sembrava davvero bruciare. «Al suo cavaliere fu dato il potere di togliere la pace dalla terra. È la Guerra».
Il tuono arrivò quasi immediatamente. Questa volta la chiesa tremò. Una bambina cominciò a piangere e la madre le coprì la bocca con una mano. I presenti si strinsero uno contro gli altri, quasi come se questo potesse proteggerli.
Hans strinse le monete. Pensò a suo fratello: erano trascorsi anni da quando era partito con altri uomini della valle. Avevano detto che sarebbe tornato prima dell'inverno, con denaro sufficiente per comprare un campo. Non era tornato.
Il sacerdote alzò la voce. «Poi venne il cavallo nero. E colui che lo cavalcava teneva una bilancia». Si fermò. Guardò gli uomini seduti davanti a lui. «La Fame».
Hans abbassò gli occhi verso Matthias. Tutti conoscevano la fame, non quella delle Scritture: quella vera. Quella che arrivava quando il raccolto era cattivo, quando la farina costava troppo, quando una madre metteva più acqua nella minestra perché sembrasse di più. Hans conosceva anche il rumore che faceva un bambino quando cercava di dormire con lo stomaco vuoto. Le due monete nella sua mano sembrarono improvvisamente più pesanti.
Il sacerdote voltò una pagina. «E infine vidi un cavallo pallido». La pioggia si trasformò in un fragore. L'acqua cominciò a filtrare da una fessura del tetto: una goccia cadde sul pavimento, poi un'altra. Il sacerdote non vi prestò attenzione. «E colui che lo cavalcava aveva un nome». Un lampo squarciò il cielo. «Morte».
Il tuono esplose sopra la chiesa. Questa volta qualcuno gridò. Matthias afferrò la mano del padre e Hans sentì le dita piccole del bambino stringersi alle sue.
Il sacerdote chiuse il libro. «E l'Inferno lo seguiva». Nessuno si mosse. Ora poteva guardarli uno per uno. «Credete forse che Giovanni abbia visto queste cose perché noi potessimo dimenticarle? Credete che il Signore ci abbia concesso queste parole affinché marcissero dentro un libro?». Scosse lentamente il capo. «No». Un rivolo d'acqua scese lungo la parete dietro di lui.
«Sono un ammonimento». Indicò la porta della chiesa. «Guardate il cielo». Alcuni si voltarono. «Guardate ciò che accade sopra le nostre case. Guardate il colore delle nubi. Ascoltate il tuono».
Come chiamato dalle sue parole, un nuovo boato percorse la valle. Il sacerdote aspettò che cessasse. «E ditemi che il Signore non parla».
Una donna abbassò il capo, poi un'altra. «Noi abbiamo peccato». Adesso la sua voce era cambiata. Non accusava più: confessava insieme a loro. «Abbiamo mentito. Abbiamo desiderato ciò che appartiene agli altri. Abbiamo bestemmiato. Abbiamo lavorato quando avremmo dovuto pregare. Abbiamo nascosto il grano. Abbiamo ingannato sulla misura. Abbiamo ceduto alla carne, all'ira, all'invidia». Gli occhi del sacerdote percorsero le panche. «E abbiamo dimenticato la casa di Dio».
Una goccia cadde dal soffitto, poi un'altra. Il sacerdote indicò il tetto. «La vedete?». Gli uomini alzarono gli occhi. Tra le travi scure l'acqua filtrava ormai in diversi punti. «Perfino questa casa cade a pezzi». Un mormorio attraversò le panche. «Il tetto deve essere riparato. Il legno marcisce. L'acqua entra nella casa del Signore. E perché?». Silenzio. «Perché non vi sono più denari».
Hans sentì le due monete premere contro il palmo. «Vi è denaro per il vino. Vi è denaro per le fiere. Vi è denaro per adornare una sposa. Ma quando la casa di Dio chiede aiuto, improvvisamente ogni borsa è vuota». Gli occhi del sacerdote si posarono sulle prime panche. Lì sedevano coloro che avevano donato: il mugnaio, un mercante, due famiglie proprietarie di terre.
«Eppure alcuni tra voi hanno compreso». Fece un piccolo cenno nella loro direzione. «Alcuni hanno dato senza essere pregati. Hanno dato perché sanno che ciò che possiedono non appartiene veramente a loro, ma a Dio». Le teste nelle prime file rimasero alte. Quelle dietro si abbassarono. Hans guardò le proprie scarpe.
«Ma gli altri?». Il sacerdote scese un gradino. «Che cosa avete dato voi?». Nessuno rispose. «Che cosa darete quando verrà il cavallo nero?». Un tuono. Hans pensò al pane. «Che cosa conserverete quando arriverà quello rosso?». Un altro lampo. Pensò a suo fratello. «E quando sentirete gli zoccoli dell'ultimo cavallo davanti alla vostra porta...» La voce del sacerdote divenne quasi un sussurro. Hans sentì Matthias avvicinarsi. «...quale moneta comprerà allora la vostra anima?».
Un uomo si fece il segno della croce. Il sacerdote lo vide. «Nessuna» rispose, guardandolo dritto negli occhi, minaccioso. Scese ancora. Ora non era più sopra di loro: era fra loro. «Nessun campo. Nessuna casa. Nessun sacco di monete vi salverà».
Passò accanto alle panche. «Soltanto il pentimento». Un'altra goccia cadde dal soffitto. «Confessate». Si fermò davanti a un vecchio contadino. «Confessate ciò che avete fatto». Poi davanti a una donna. «Confessate ciò che avete pensato». Continuò lentamente lungo la navata. «Restituite ciò che avete sottratto. Perdonate chi vi ha offeso. Date a chi ha bisogno. Date alla Chiesa ciò che potete dare. Purificate la vostra anima prima che sia troppo tardi».
Fuori il vento urlò. Una delle imposte sbatté violentemente. Qualcuno gridò: «Signore, abbi pietà». Il sacerdote si fermò. Aspettò. Poi un'altra voce, più vicina all'altare: «Abbi pietà di noi». Una donna cominciò a piangere. Un uomo cadde in ginocchio. Il sacerdote tornò lentamente verso il leggio mentre le voci si moltiplicavano: «Signore, perdonaci». «Abbi pietà». «Perdonaci».
Hans aprì la mano. Le due monete luccicarono appena nel buio. Matthias le vide. «Papà?». Hans chiuse di nuovo il pugno. Il temporale copriva quasi ogni cosa.
Uno dopo l'altro, i fedeli cominciarono ad avvicinarsi alla cassetta delle offerte. Hans rimase seduto. Guardò il figlio. Pensò al pane del giorno seguente. Poi guardò il soffitto bucato e pensò al cavallo nero. Quando si alzò, Matthias lo seguì. Hans raggiunse la cassetta e infilò la mano nella tasca. Per qualche istante tenne entrambe le monete tra le dita. Poi ne lasciò cadere una: il piccolo colpo del metallo contro il fondo di legno fu quasi impercettibile nel fragore della tempesta.
Hans conservò l'altra. Tornò alla panca senza guardare il sacerdote.
Poco dopo la funzione terminò. Quando uscirono dalla chiesa, la pioggia si era già fatta più debole. Il cielo a occidente non era più rosso: tra le nuvole si aprivano strisce chiare e, sopra i tetti bagnati di Liestal, tornava lentamente il giorno.
Matthias teneva ancora la mano del padre. Camminarono per qualche passo. «Papà?». Hans lo guardò. «Verranno davvero i cavalieri?».
Alle loro spalle si udì uno schianto: una tegola era scivolata dal tetto della chiesa e si era frantumata sul selciato. Hans osservò i pezzi sparsi a terra, poi guardò la porta della chiesa. Il sacerdote era fermo sulla soglia.
«Sono già venuti», disse.
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